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L’ Istituto

Sede di un antico convento, annesso alla Chiesa del S.S. Rosario costruita nel 1576 nella quale sono conservate tele di Boscoli, Ferraù, Tenzone della scuola di Sebastiano del Piombo. Il convento ospitò i Padri Domenicani fino al 1806, e dal 1837 i Padri Sacramentisti, fino al 1861. A pochi passi dal famoso castello mediceo, luogo di incontro e di memoria indelebile di tanti ottavianesi, oggi, l’Istituto Comprensivo “A.D’Aosta”, offre alle giovani generazioni una scuola moderna al passo con i tempi.

Ottaviano

Cittadina della Campania occidentale, situata in provincia di Napoli. È collocata a est del capoluogo, sulle pendici orientali del Vesuvio. Di origine romana, è l’antica Octavianum, villa di Ottaviano Augusto di cui restano ruderi nelle vicinanze della borgata attuale. Nel Medioevo appartenne agli Orsini e, nella prima metà del XVI secolo, al famoso Maramaldo, capitano di Carlo V. Nel 1567 passò ai Medici, cui rimase fino al XVIII secolo. Subì più volte le violente eruzioni del Vesuvio, la più antica è avvenuta 25000 anni orsono ed ha prodotto un livello di pomici rinvenuto a Codola. La prima eruzione storica risale al 24 agosto del 79 d.C.. Dobbiamo a Plinio il Giovane la cronaca della tragedia durante la quale trovò morto lo zio, il famoso naturalista Plinio il Vecchio. “E’ il 24 agosto, la terra trema da parecchi giorni, ma nessuno si spaventa. Verso le 13 un’enorme nube di gas si leva sopra il Vesuvio. A Pompei cominciano a cadere le prime pomici. La nube di gas ricade e scende rapidamente lungo i fianchi del vulcano portando con sé materiali incandescenti. Ercolano è sommersa da ceneri, pomici e da una colata di fango spessa di più 10 metri. Plinio il Vecchio, a Capo Miseno, osserva il vulcano e, preparata una nave, invita il nipote Plinio a seguirlo per osservare il fenomeno più da vicino. Cercano di attraccare al porto di Ercolano, ma un bassofondo, che prima non esisteva, impedisce di avvicinarsi a riva. Fanno pertanto vela verso Stabia, dove giungono a sera. Per tutta la notte continuano, violente, le scosse di terremoto e la pioggia di lapilli e pomici. Molti degli abitanti di Pompei, che si erano allontanati nella fase iniziale, ritornano all’alba in città, per salvare almeno in parte i loro averi. Ma intanto l’acqua della falda freatica penetra nel serbatoio magmatico e l’alta temperatura la trasforma immediatamente in vapore. La pressione aumenta spaventosamente, il vulcano si gonfia si innalza. La linea di costa arretra in tutto il golfo, un terremoto e una spaventosa esplosione sconvolgono il Vesuvio che erutta un’enorme nube di cenere oscurando tutta la zona. Pompei è completamente ricoperta dalle ceneri. Seguono altre esplosioni, sempre meno intense, e alla fine ritorna la calma sul golfo sconvolto”. Nel suo epistolario troviamo due lettere indirizzate al grande storico di Roma, CORNELIO TACITO. Con questa eruzione il Vesuvio entra nella storia. I centri distrutti sono stati tre: Pompei, Ercolano e Stabia. L’altra eruzione avviene nel 472 dove Ottajano, allora chiamata Octavianum venne danneggiata in tutto il suo vasto territorio. Con l’eruzione del 1631 iniziò la storiografia del Vesuvio con i suoi fenomeni eruttivi. Erano le 17 del dì, quando al levar del   sole gli abitanti vicini al Vesuvio udirono detonazioni, somiglianti a grandi scariche d’artiglieria,durante le quali saltò in aria la cime del Vesuvio e si squarciò il fianco occidentale. Nei dintorni del Vesuvio si disseccarono i pozzi e per più giorni e tenebre coprirono i paesi circostanti. Gli abitanti di Ottajano,

pensando che fosse giunta la fine del mondo, si rifugiarono nelle chiese a chiedere perdono e misericordia a Dio. Nessun eruzione vesuviana, che dal 1631 a tutto il secolo scorso,apportò danni talvolta grandissimi alla nostra città di Ottaviano.Al Castello del Principe di Ottajano il lapillo raggiunse 125cm di spessore,nelle altre parti della città circa 80cm. Nelle strade poche persone rimasero ferite per la caduta dei proiettili, una sola mortalmente; il terrore era aumentato dalle continue scariche elettriche, che scoppiavano tra la nube vulcanica e il suolo. Dopo le 4 del giorno 8 Aprile cominciò la “fase della cenere”,e durante la notte le esplosioni erano violentissime. L’orlo craterico presentò una profondità di slabbratura, per la quale avvennero delle proiezioni chinate che cagionarono il disastro di Ottajano e S.Giuseppe. In quel punto il Vesuvio perse 18m di altezza. Dopo l’eruzione,impetuosi torrenti fangosi discesero dal Vesuvio. Il Mercalli scrisse queste cose nel Novembre 1906 dopo aver costatato de visu ogni cosa. L’ultima eruzione che si verificò a Ottavino, fu nel 1944.